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La dislalia è un errore di pronucia causato da un anomalia delle labbra, della lingua, del palato, dei denti o delle arcate dentarie.

Cos’è la dislalia?

La dislessia è una sindrome classificata tra i Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) (si presume a trasmissione genetica) e si manifesta soprattutto nelle abilità di scrittura e lettura. I soggetti colpiti mostrano difficoltà a leggere velocemente e correttamente ad alta voce. Tali difficoltà  NON possono essere ricondotte a insufficienti capacità intellettive, a mancanza di istruzione, a cause esterne o a deficit sensoriali, ma piuttosto alla morfologia stessa del cervello.

La dislessia non è una malattia o un problema mentale: è una disabilità dell’apprendimento di origine neurobiologica, che deriva tipicamente da un deficit nella componente fonologica del linguaggio.

Se questo problema non viene identificato nei primi anni della scuola primaria, tramite la valutazione di una persona esperta nel campo dei disturbi dell'apprendimento, le conseguenze possono risultare di una certa gravità.

Se il/la bambino/a dislessico/a è sottoposto/a a un metodo d'apprendimento usuale, riuscirà solo con un grande dispendio di energia e concentrazione a ottenere risultati che per i suoi compagni e per la sua maestra sono quasi banali. Durante la scuola dell'infanzia è possibile effettuare una valutazione dei prerequisiti per l'abilità di lettura, in modo da poter intervenire precocemente e rafforzare delle competenze eventualmente carenti, tuttavia ad oggi non sono stati identificati dei predittori del disturbo nella popolazione normale; mentre sappiamo che sono a rischio di dislessia (nel senso che hanno maggiori probabilità di manifestarla) chi ha disturbi del linguaggio e chi ha un genitore dislessico. Anche se la diagnosi di dislessia può essere fatta solo in classe seconda o terza della scuola primaria, già in prima elementare alcuni/e bambini/e manifestano difficoltà nell'imparare a leggere ed è opportuno dare un aiuto senza colpevolizzazione, intervenendo subito; aspettando, la difficoltà aumenta. La dislessia ha una prevalenza maggiore nei maschi.

I problemi maggiori nascono quando i bambini dislessici non vengono compresi, poiché spesso passano per pigri o addirittura per stupidi. Questo li porta spesso a perdere la propria autostima, a forme di depressione o ansia, a crisi d'identità e molto spesso a rigettare in toto il mondo della scuola, rinunciando in questo modo a molte possibilità che la loro intelligenza del tutto normale, invece, consentirebbe.


Cos’è la disortografia?

La disortografia è un disturbo specifico della scrittura  che non rispetta regole di trasformazione del linguaggio parlato in linguaggio scritto. Tipico è lo scambio tra B e P ; L e R o F e V.

I sintomi della disortografia possono essere omissioni di grafemi o parti di parola (es. pote per ponte o camica per camicia), sostituzioni di grafemi (es. vaccia per faccia; parde per parte) inversioni di grafemi (es. il per li: spicologia per psicologia).

La disortografia può derivare da una difficoltà di linguaggio, da scarse capacità di percezione visiva e uditiva, da un'organizzazione spazio-temporale non ancora sufficientemente acquisita, da un processo lento nella simbolizzazione grafica. È un disturbo che si presenta quando dalla forma si passa al contenuto, quando c'è il problema della scrittura come mezzo di comunicazione, con la necessità di rispettare l'ortografia delle parole.

Cos’è la discalculia?

La discalculia è un disturbo specifico dell’apprendimento e si può definire come un disturbo delle abilità numeriche e aritmetiche. Esso non deve essere confuso con i profili di difficoltà procedurali nel calcolo scritto.

Si manifesta in bambini a sviluppo tipico, di intelligenza normale e che non hanno subito danni neurologici. Può presentarsi associata a dislessia ed ad altri disturbi dell’apprendimento, ma non ne è l’effetto.

E’ importante somministrare prove standardizzate che forniscano parametri per valutare la correttezza e la rapidità di calcolo, tenendo in considerazione che alla luce della sola valutazione clinica, per quanto approfondita possa essere, risulta possibile diagnosticare una discalculia quando in realtà si tratta di una semplice difficoltà di calcolo, che con un adeguato potenziamento, può facilmente evolvere fino ad ottenere risultati in norma con l’età.

In termini tecnici, per "potenziamento" si intende un intervento educativo in grado di favorire il normale sviluppo di una funzione che sta emergendo. In altre parole, significa fare utilizzare la funzione al meglio delle potenzialità individuali, offrendo situazioni di apprendimento con elementi di novità e complessità maggiore rispetto a quanto il bambino potrebbe imparare se agisse da solo e per proprio conto.


Un buon metodo di potenziamento implica che:

          l'educatore conosca i processi dominio-specifici, e le fasi evolutive della loro maturazione;

          l'intervento sia finalizzato ad aiutare il bambino nelle abilità più affaticate;

          l'evoluzione del processo risulti migliore rispetto all'evoluzione naturale attesa.

     

In sintesi, il processo che parte dalla valutazione iniziale fino alla programmazione dell'intervento di potenziamento è il seguente: la valutazione iniziale viene attuata attraverso test oggettivi, e consente di individuare una o più aree carenti nel profilo del bambino in base al principio di discrepanza nel dominio specifico interessato. Una volta individuato tale profilo, è possibile programmare il percorso di potenziamento più adeguato, che deve essere specifico, ovvero volto a promuovere la migliore evoluzione delle abilità più deboli (differenziale di sviluppo). Alla fine del percorso di potenziamento è necessario valutarne l'efficacia attraverso la ripetizione delle valutazioni del profilo (follow-up).



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IL SIGNIFICATO dei termini

piccolo glossario logopedico

Cos’è la dislessia?

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